Benchmark & Concept
La prima cosa che si fa in agenzia, quando si inizia a lavorare su un nuovo progetto, è capire qual è il mondo in cui ci stiamo muovendo. E si inizia a navigare. Si guardano tanti siti, vicini al mondo del prodotto o vicini alle persone cui si rivolgerà il nostro sito (in questo caso, le mamme e i papà). Qui possiamo parlare dei siti che ci piacciono, di quelli che possono essere d’esempio, o quelli che offrono servizi interessanti (modalità di interazione come le newsletter, ad esempio, ma anche servizi molto specifici, come la possibilità di trovare una ricetta di cucina partendo da quello che abbiamo nel frigo), e così via. E naturalmente tiriamo fuori anche tutto quello che invece non ci piace, che va in una direzione totalmente opposta rispetto ai nostri punti di vista. Alla fine di questo lavoro, che è appunto l’analisi dei benchmark, avremo a nostra disposizione un sacco di materiale su cui riflettere, e con il quale creare il concept.
Il concept è la cosa più delicata di un progetto: è la sua anima, il suo modo di interpretare il mondo, il messaggio principale che intendiamo trasmettere e per il quale vogliamo essere ricordati. Pensate ad un brand che vi accoglie e vi dà la parola. Di cosa vorreste parlare (del prodotto? oppure di argomenti che potrebbero interessarvi, anche se non riguardano specificamente il prodotto e il brand?) e con che toni (ironico, divertente, scientifico?)?
Immaginiamoci architetti di un grande progetto: qui iniziamo a crearne le basi :-).
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Condivido quanto vi siete detti sul fatto che è inaccettabile trovare risposte o commenti su problematicità di prodotto esclusivamente su un portale di opinioni.
Passando ad altro, in particolare al tono, io invece vorrei dire una cosa. Che non sopporto il tono paternalistico, old fashioned e chiaramente irrealistico degli ultimi spot Ferrero. Mi riferisco a quello del bambino che da grande vuol fare "l'aviatore", una parola che non usano nemmeno i genitori, figurati i figli. Va bene essere "aspirational", ma qui si rasenta il ridicolo per mancanza di spontaneità.
Se parto dal presupposto che un genitore che viene sul sito di Nesquik è un genitore abituale navigatore sul web, devo pensare ad una persona che non ami i fronzoli, ma preferisca una comunicazione diretta e che inoltre non si faccia raccontare suo figlio e le interazioni con il prodotto in modo artificioso e poco credibile.
Ultimamente ho avuto modo di navigare sul sito Coop, che rappresenta proprio esattamente cosa intendo per tono di comunicazione diretto, utile, simpatico e senza fronzoli. In home page hanno anche messo una sit-com girata direttamente da loro con personaggi che sono certamente più credibili di quelli del bambino Ferrero. La cosa bella poi è che ogni puntata ha lo scopo di spiegare alcuni temi importanti, tipo il consumo delle risorse o il rispetto per l'ambiente. Anche il sito Nestlè potrebbe immaginare qualcosa di simile, adeguando i contenuti al prodotto e al target.Piace a
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sollevi però anche un'altra questione, non meno importante: a chi stiamo parlando? (non mi piace parlare di target :) tu parli di "un genitore abituale navigatore sul web". siete tutti d'accordo sul fatto che parleremo a questo tipo di persone? qualcuno ritiene che dobbiamo rivolgerci anche a chi non è un naivigatore abituale? che cosa cambia nell'approccio? i contenuti, il tono di voce, l'aspetto grafico, ...? cerchiamo di definire questo pezzo, che è molto importante, perché dovremo tenerlo presente durante tutto il nostro percorso. - giuliana
Per esempio stamattina ho visto sulla scatola che il coniglio invita i bambini ad andare sul sito per giocare ma non invita le mamme . Si pensa di evidenziare la parte mamme ? - farmaciaserrage